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Quella Primavera finita troppo presto – Una primavera a Praga

Agosto 27, 2008

L’elezione di Alexander Dubcek a primo segretario del Partito comunista di Cecoslovacchia al posto di Antonin Novotny, il 5 gennaio 1968, chiudeva una fase per molti aspetti critica nell’evoluzione di quel paese. E ciò in un mondo nel quale ogni accenno al superamento degli equilibri esistenti era guardato dalle due superpotenze – Stati uniti e Unione sovietica – con sospetto, quando non come atto di aperta ostilità. Subito dopo l’inizio degli anni 60 in Cecoslovacchia si fecero evidenti i segni di una stagnazione economica. Si era esaurita la possibilità dello sviluppo estensivo che fino allora aveva permesso la crescita del prodotto interno lordo. La pianificazione centralizzata aveva privilegiato la crescita dell’industria pesante e aveva finito per dimostrarsi incapace di reagire con elasticità alla domanda crescente di beni di consumo. I tentativi esperiti per trovare una soluzione si rivelarono inadeguati, perché non modificavano la struttura del sistema politico, causa prima della crisi.Nel 1963 una serie di segnali permise agli osservatori più attenti di capire che il sommovimento investiva l’intera società cecoslovacca, in conseguenza di una destalinizzazione avviata in ritardo. Si tenne un convegno internazionale su Franz Kafka, che si concluse con due acquisizioni dirompenti: l’alienazione dell’uomo, fino allora ritenuta caratteristica delle società capitalistiche, esisteva anche in quelle cosiddette socialiste; bisognava ampliare il concetto di realismo socialista, affinché potesse comprendere anche l’opera kafkiana.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78202

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Anche Zaleski nel «tempio» E Zunino scende dal 3 all’1%

Luglio 31, 2008

Visita di Romain Zaleski in Mediobanca nello stesso giorno in cui i grandi soci hanno approvato il percorso che potrebbe riportare l’istituto ad abbracciare il modello di governance tradizionale al posto dell’attuale assetto duale. Il finanziere franco-polacco, a cui fa capo il 2,2% della banca d’affari tramite la Carlo Tassara ma che non siede nel patto di sindacato che la controlla, ha varcato il portone di Piazzetta Cuccia intorno alle ore 17, poco prima che il presidente del consiglio di sorveglianza Cesare Geronzi si allontanasse per rientrare a Roma. Dopo circa un’ora di colloqui Zaleski, da sempre vicino al presidente di Intesa Giovanni Bazoli, ha lasciato l’istituto senza commenti. Da registrare, inoltre, l’ulteriore passo indietro dell’immobiliarista Luigi Zunino che il 25 luglio ha esercitato, attraverso Tradim, un’opzione put vendendo il 2% di Mediobanca a 12 euro per azione (196 milioni il controvalore). Zunino ha così ridotto la propria partecipazione dal 3,2% al 1,2% circa.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=279863